Castelfidardo, in provincia di Ancona (km. 22) conta 15.000 abitanti ed è adagiata su un colle a 212 metri di altitudine, dirimpetto all’Adriatico. Ai suoi lati le verdi vallate dell’Aspio e del Musone. Attorno: Loreto a km. 6, Recanati a km. 10, Osimo a km. 7. A levante, a pochi minuti d’auto, le famose spiagge della “Riviera del Cònero”.
La prima comunità ha origine ai limiti di una centuriazione romana, ai confini di Humana, in zona “Varulliani”. Nell’alto medioevo, dopo l’assedio di Belisario, vi trovano rifugio gli osimani che vi erigono un tempio in onore di S. Vittore. Più tardi, l’originario insediamento si sposta nell’attuale collina assumendo la denominazione di “Castrum Giccardi” e, dal XII secolo, menando vita comunale autonoma, quella di “Castrum Ficcardi”.
Ora ghibellina ora guelfa, deve difendere la propria indipendenza dall’imperatore, dalla Chiesa e soprattutto dai centri vicini di Osimo, Recanati ed Ancona che ambiscono al suo dominio. E distrutta da Re Enzo nel 1240 e quindi restaurata da Gregorio IX. Diviene soggetta ai Malatesta nel 1337 e alla signoria di Francesco Sforza nel 1443. Con la cacciata degli anconitani, il 28 dicembre 1527, “Castrum Fidardum” trova definitivamente la libertà e la quiete sotto la protezione della Chiesa. Nel 1588 la comunità dà alle stampe gli Statuti. 1118 settembre 1860 “Castelfidardo” è teatro di uno dei più rilevanti fatti d’arme del Risorgimento Italiano.
Di rilievo: la chiesa monumentale di S. Francesco (coro barocco in noce, tela da Lorenzo Masucci, sepolcri), la chiesa Collegiata - antica Pieve di 5. Stefano (tele di Felice Pellegnoni ed Ernst van Schaiyclc), il palazzo comunale (torre guelfa del ‘500, cimeli della battaglia del 1860, tela del Gallucci), il monumento nazionale delle Marche
Oggi la città è conosciuta come centro Internazionale della fisarrnonica e degli strumenti musicali fabbricati ed esportati in tutto il mondo da numerose industrie locali. Fondatore dell’industria della fisarmonica è Paolo Soprani che nel 1863 apre la prima bottega artigiana per la produzione del popolare strumento.
IL SACRARIO
Nel luogo dello scontro, in frazione Crocette, si trova il Sacrario: uno spiazzo quadrato sormontato nel mezzo da un obelisco e con ai lati dodici piramidi con su scolpiti i nomi dei caduti piemontesi. Poco lontano, sul colle di Monte Oro, è la villa Ferretti dove mori il Pimodan.
IL MONUMENTO
A ricordo della storica battaglia sorge oggi, oltre le cime dei cipressi sulla sommità di un colle, il monumento al gen. CiaIdini ed ai suoi prodi. Una lunga teoria di fanti e bersaglieri si stacca dal grafitico blocco e, baionetta Innestata, sembra gettarsi a testa bassa verso la sottostante campagna, preceduta, con l’indice puntato sul luogo ove avvenne lo scontro, dal condottiero a cavallo. All’interno del massiccio roccioso è sistemata la cripta votiva.
Il monumento, inaugurato il 18 settembre 1912, è opera somma dello scultore Vito Pardo che vi lavorò quasi dieci anni. Ricorda una vittoria che, consentendo l’annessione delle Marche e dell’Umbria aI’ltalia, fece acquistare consistenza al sogno e all’anelito degli spiriti illustri del nostro Risorgimento ,‘... la via di Roma indicando ed aprendo”. Attorno al complesso monumentale si estende un parco di oltre cinque ettari con ventimila pini e cipressi e, tra il verde delle piante, viali, fontane ed aiuole.
18 SE1TEMBRE 1860:
LA BA1TAGLIA DI CASTELFIDARDO
LO SCONTRO
L’il settembre 1860, dopo un ultimatum di Cavour al card. Antonelli, il IV Corpo di Armata piemontese, con alla testa il gen. Cialdini, invade lo Stato Pontificio al Tavullo e prosegue per il litorale. Di seguito l’esercito pontificio, agli ordini del gen. Lamoriciere, muove da Terni verso Loreto, con l’intenzione di appoggiarsi alla fortezza di Ancona.
I due eserciti si scontrano a Castelfldardo il mattino del 18. Senza che il Cialdini lo prevedesse, il generale francese Pimodan attacca gli avamposti piemontesi verso la confluenza dell’Aspio con il Musone, riuscendo a ricacciare i bersaglieri del 260 reggimento sul Monte Oro e conquistando nella sua avanzata la prima e la seconda cascina. Poco dopo. irrompe al contrattacco il 10° reggimento fanteria della Brigata Regina. Di rincalzo prendono ancora parte, su ordine del gen. Cialdini giunto al galoppo sul luogo della battaglia, il 90 reggimento e una mezza batteria di artiglieria. Dopo aspra lotta, Pimodan è ferito mortalmente, l’esercito pontificio è in ritirata e Lamoriciere, con pochi superstiti, ripara nella piazza di Ancona.
A Recanati, il giorno dopo, le milizie pontificie depongono le armi con gli onori di guerra, alla presenza della 7° divisione piemontese.
CIVICO MUSEO INTERNAZIONALE DELLA FISARMONICA CASTELFIDARDO Brevi cenni su: L'AFFASCINANTE STORIA DELlA FISARMONICA
La fisarmonica (dal tedesco Physharmonika, nome composto avente origine dalle parole greche Physa - mantice - e Harmonikòs - armonico) è uno strumento musicale a pressione pneumatica appartenente alla famiglia degli aerofoni. Si compone di tre distinte parti: la tastiera per la mano destra che dà la melodia, il mantice e la tastiera (o bottoniera) per la mano sinistra che serve per l'accompagnamento. L"'anima" della fisarmonica è l'ancia (la "voce'): una piastrina metallica sulla quale è incastonata una lamella di acciaio che vibra con l'aria emessa dalla compressione del mantice. Tre sono modelli più popolari di fisarmonica: la "diatonica", il cui suono è diverso a seconda che il movimento del mantice sia in andata (apertura) o in ritorno (chiusura); la "cromatica", che permette di utilizzare la gamma completa di dodici suoni (la tastiera per la mano destra di questo modello è a "bottoni"); infine la fisarmonica a "piano", in cui la tastiera per la mano destra è simile a quella di un pianoforte, con i tasti bianchi e neri. La fisarmonica, questo strumento tanto caro a generazioni di italiani, a ben considerarla è un capolavoro di meccanica fine (il dispositivo meccanico per il funzionamento delle valvole dei bassi e degli accordi fa arrossire il dispositivo, ben più noto, della tasteria delle macchine per scrivere), nonché un'eccellente opera di fluidodinamica (si pensi alla tenuta stagna del mantice e delle valvole che aprono e chiudono l'accesso dell'aria alle "voci") ed è costituita da alcune centinaia di pezzi costruiti con i materiali più diversi tra i quali menzioniamo l'abete, l'acero, il mogano ed il noce tra i legnami; l'acciaio, il duralluminio e l'ottone tra i meta]Ii; i] prezioso cachemire. il feltro e la tela nonché pelli di agnello, capretto e cuoio, celluloide, gomma e cera vergine. L'affascinante storia della fisarmonica, che rivive in questo Museo inaugurato nel 1981, inizia addirittura 4.500 anni or sono, quando in Cina appare il Cheng: lo strumento che per primo utilizzò il principio dell'ancia libera, fatta vibrare da una fonte d'aria. Copia di questo strumento può essere ammirata nella prima vetrina della stanza di destra per chi entra nel Museo. Ma è il viennese di origine armena Cyril Damian che a Parigi, il 6 maggio 1829, brevetta l'Accordeon: un piccolo strumento di quattro ottave che dà il via alla realizzazione di uno strumento musicale assolutamente rivoluzionario. L'originale del brevetto è riprodotto in un pannello fotografico collocato all'ingresso del Museo, di fianco al ritratto di Paolo Soprani, fondatore dell'industria italiana della fisarmonica. In Italia la fisarmonica o, meglio. I'organetto, appare nel 1863. Un pellegrino di passaggio nel territorio di Castelfidardo, diretto al Sanutario della "Madonna Nera" di Loreto, sosta casualmente presso la casa colonica di Antonio Soprani. Con sé ha una rudimentale scatola musicale: l'Accordeon; uno strano oggetto che muove la curiosità di Paolo Soprani, figho maggiore di Antonio, il giovane Paolo apre lo strumento, lo scompone e immediatamente intuisce la possibilità di costruirne altri simili. Ottiene in dono l'Accordeon e, in poco tempo, l'ex contadino riesce ad aprire nel centro di Castelfidardo un piccolo laboratorio artigianale ed a vendere il prodotto - esteticamente e musicalmente migliorato - soprattutto nella vicina Loreto, meta continua di un notevole afflusso di pellegrini. Nasce così, tra storia e leggenda, l'industria italiana della fisarmonica. Tredici anni dopo, esattamente nel 1876, a Stradella in provincia di Pavia. Mariano Dallapè, originario di Cavedine del Trentino, inizia anche lui a costruire armoniche in serie, forse influenzato dalla curiosità che destava in Tirolo l'Accordeon del Damian. il Soprani e il Dallapè non si conoscevano e non si incontrarono mai, ma ebbero le stesse intuizioni sullo sviluppo dello strumento musicale: il primo, perfezionando il brevetto del viennese, riuscì a far conoscere l'organetto in ogni contrada; il secondo, apportando innovazioni fondamentali, aprì la via alla futura fisarmonica. Dai due poli di sviluppo, ma soprattutto da Castelfidardo, la costruzione dell'organetto si espande in breve tempo, grazie anche ai numerosi collaboratori dei due pionieri che iniziano la costruzione in proprio. Nel 1865, a Macerata, Cesare Pancotti apre la seconda fabbrica italiana; seguono nel 1872, a Castelfidardo, Settimio Soprani, fratello di Paolo; nel 1886, a Recanati (MC) Giovanni Chiusaroli; nel 1888, a Castelfidardo, Sante Crucianelli. L'ultimo decennio del secolo scorso vede un fiorire impressionante di laboratori: iniziano la loro attività Luigi e Giorgio Savoia a San Giovanni in Croce (CR), Giuseppe De Bernardi a Diano Marina (IM), Giuseppe Janni a Giulianova (TE), Pasquale Ficosecco a Castelfidardo, Antonio Ranco a Vercelli, Ercole Maga a Stradella, Fidele Socin a Bolzano, i fratelli Scandali a Camerano (AN). La popolarità della fisarmonica incomincia ad interessare anche grandi musicisti che per essa scrivono interessanti partiture musicali. E il caso di Petr llic Ciaikovski, che nel 1883 introduce una parte per Accordeon nella "Suite n. 2 in Do Maggiore"; di Umberto Giordano, che nel 1898 fa suonare la fisarmonica nel 3° atto della "Fedora"; di Alban Berg nel 1° atto del "Wozzek" (1921) e ancora, per venire più vicini ai nostri tempi, di Darius Milhaud e di Dmitri Sostakovic. Il mondo conosce in maniera più approfondita la fisarmonica nei primi anni di questo secolo. In Francia, nell'impero Austro-Ungarico, in Russia e nelle Americhe essa è già conosciuta tra la borghesia, ma i ceti medio-bassi incominciano ad apprezzarla anche grazie ai nostri emigrati. infatti sono proprio questi ultimi i veri divulgatori dello strumento poiché spesso emigrando in cerca di lavoro, specialmente nelle Americhe, portavano con sé la fisarmonica la cui melodia li avvicinava con il pensiero alla casa, alla famiglia, alla natia terra lontana. Con l'invenzione della celluloide, avvenuta negli Stati Uniti d'America, e con l'apporto della madreperla, l'estetica dello strumento cambia, ed alcuni esemplari esposti in questo Museo dimostrano come l'arie dell'intarsio applicata alla fisarmonica raggiunga a volte vertici eccelsi. L'anno di maggiore espansione della produzione e della diffusione nel mondo della fisarmonica è senza dubbio il 1953. Solo dall'Italia infatti vennero esportati circa 200.000 pezzi, ed altrettanti dai centri tedeschi di Trossingen e di Klingenthal. In questi ultimi anni l'avvento dell'elettronica ha influenzato anche il nostro popolare Strumento: fu Felice Fugazza, compositore e insegnante di musica al Conservatorio di Bologna, che nel 1960, per primo, inserì i transistors nella fisarmonica. Oggi lo strumento annovera migliaia di estimatori in tutto il mondo e da diversi anni, specialmente nei paesi dell'Est Europa, è entrato di diritto nei Conservatori di musica. Anche in Italia l'immagine della fisarmonica ha subito un'evoluzione sostanziale lasciandosi alle spalle l'idea di strumento per sola musica popolare o da intrattenimento grazie a compositori come Franco Alfano, Felice Fugazza, Luciano Fancelli, Ferrari-Trecate e a fisarmonicisti difama mondiale come Gorni Kramer, Gervasio Marcosignori e Salvatore Di Gesualdo, per citarne solo alcuni italiani. Dal 1984 la fisarmonica è divenuta materia di insegnamento anche in alcuni Conservatori italiani.
Ulteriori informazioni su
Sito del Centro Studi Storici Fidardensi
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Tratto da:
- depliant "Castelfidardo"
Informazioni:
Associazione Turistica Pro-Loco - Piazza della Repubblica, 6 -. tel. 0717822987 - 0717823162
- Brevi cenni su: L'AFFASCINANTE STORIA DELlA FISARMONICA
a cura di Beniamino Bugiolacchi edito dall'Amministrazione Comunale di Castelfidardo - Assessorato alla Cultura